Fonte: PadovaSport


Fulvio Simonini, responsabile del settore giovanile biancoscudato (oltre che vecchia gloria del Padova).

Dai tempi di Gastaldello e Rossettini il Padova non ‘lanciava’ con questa convinzione ragazzi del proprio settore giovanile. Dì la verità che c’è anche il tuo zampino?
“Assolutamente no, inserire questi giovani nella rosa della prima squadra è stata una scelta fatta dalla società e del mister di buttarli in campo. Bisoli ha un occhio di riguardo per i ragazzi, se meritano. E non solo a parole, ma, come si vede, anche nei fatti. Io non c’entro nulla, davvero. Ho letto di un ridimensionamento? E’ vero in parte, in realà abbiamo solo ottimizzato i costi, abbiamo cercato di snellire il numero di collaboratori e il numero di giocatori ospiti in foresteria. Abbiamo tenuto, dopo un’attenta analisi, sono i più meritevoli, quelli che potevano dare qualcosa alla società, gli altri sono stati tagliati”.

In una categoria come la serie C, e chiamandosi Padova, i giovani conviene portarli in prima squadra?
“Prima di diventare giocatori di esperienza, tutti i giocatori sono giovani inesperti. Devono avere un allenatore bravo a dargli una possibilità. Farli debuttare in prima squadra non è facile, serve coraggio e serve l’ambiente giusto. Dico la verità, ci sono anche ragazzi che daremo via prima di farli arrivare in prima squadra. Mi spiego: se viene l’Inter o il Milan è una soddisfazione anche per noi poterli cedere”.

Cisco, Marcandella e Serena sono di proprietà: quanto valgono oggi?
“Dipende sempre dal mercato, ma al momento è meglio non parlare di cifre, anche per il loro bene”.

Quali sono gli ingredienti per un settore giovanile “fruttifero”?
“Il mio diktat è stato semplice fin da subito, non mi interessa vincere i campionati, voglio che gli allenatori insegnino tecnica e tattica individuale e di squadra. La mia vittoria è vedere un ragazzo arrivare nella nostra prima squadra oppure in una squadra più blasonata della nostra. Vincere i campionati viene di logica conseguenza. Ma dev’essere una conseguenza, appunto, non il primo obiettivo”.